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ANTONIO PENNACCHI: "IL FASCIOCOMUNISTA", Mondadori 2003

 

Antonio Pennacchi

Il Fasciocomunista

Mondadori 2003, 346 pp., 17 euro

di Alessandro Bottero

In Italia gli scrittori famosi sono pochi. E soprattutto sono sempre gli stessi. O meglio, la critica “ufficiale” cita sempre gli stessi. Bevilacqua, Baricco, De Carlo. Insommai soliti “amici di amici”. Epperò non finisce mica qui. Epperò esistono anche ALTRI autori, altri scrittori. Magari un po’ “dimenticati” da chi invece dovrebbe monitorare la produzione e dare il giusto spazio a chi se lo merita. Ma che te lo dico a fare? Nell’editoria succede lo stesso che nel fumetto, nella musica, nel cinema o nel teatro. In sintesi: Chi c’è c’è, e chi non c’è si attacca. E spero di essermi capito.

Sono acido? Sono cattivo? Sono prevenuto? No. Solo realista. Parliamo di Antonio Pennacchi. E’ uno scrittore. Uno che ci sa fare con le parole. Ellroy? No. La lingua di Pennacchi non è una pallottola. Diciamo più un lavoro ai fianchi.

Los Angeles vs. Latina. Piccola delinquenza sbandata vs. extraparlamentarismo di destra e sinistra.

Pennacchi è affascinante di suo. Vi rimando all’intervista fatta da Claudio Sabelli Fioretti per Sette il 29 marzo 2002, che trovate qui.

Bellissima, e rivela molto più di quello che potrei dire io sulla persona.

Cito solo una frase: “Io collaborerei volentieri col Giornale. Se fosse chiaro che dico quel BIP che mi pare. Sono disposto a vendere il culo ma non la lingua.

Che dire di uno che fa così? Ammirarlo.

Nell’intervista Pennacchi ci dice anche perché abbia deciso di pubblicare per Mondadori.

Il vero motivo.

25 milioni di anticipo. Al cambio attuale 12.500 euro

Pennacchi infatti aveva già pubblicato treromanzi per Donzelli (Mammut, Palude, e NuvolaRossa) con risultati tutto sommato anche interessanti per un piccolo editore (Mammut mille copie, Palude duemila e NuvolaRossa 800). Il problema è che un piccolo editore può pagare poco, e quindi un autore non può vivere SOLO del mestiere di scrittore.Ma è un argomento che meriterebbe una discussione propria.

Torniamo a Pennacchi. Ho scoperto Antonio Pennacchi sulle pagine di Limes, che è la rivista di geopolitca più autorevoleche esista in italiano. Volete sapere COSA sta succedendo nel mondo e PERCHE’? Beh, leggete Limes. Ma anche Limes merita un articolo per sé. Basti dire che qualche anno fa ho trovato su Limes degli strani articoli scritti da un certo Pennacchi che parlavano di un argomento apparentemente pallosissimo: le città fondate dal Fascismo in Italia. Riuscite a pensare a qualcosa di più noioso? Io sinceramente avrei qualche difficoltà. Eppure gli articoli di Pennacchi sono belli. Queste città dimenticate, ignote, grazie a lui tornano in vita. Pennacchi sa scrivere. E questo NON tutti quelli che pubblicano libri possono dirlo. Poi in un numero del 2002, pubblicato dopo i fatti di Genova per il G8 lessi un suo pezzo dove parlava degli anni ’70 e degli scontri studenteschi tra estremisti di diverse fazioni. Anche li la capacità di scrittura era alta. Ancora non avevo letto nulla dei suoi romanzi però, a causa di una congenita incapacità delle librerie medie-grandi di destreggiarsi nel mare della piccola editoria.

Poi nell’estate del 2003 vedo in libreria un volume mondatori “Il Fasciocomunista” di Antonio Pennacchi. Non lo prendo. Rimando a un momento di maggiore disponibilità economica, dato che si tratta di un bel librone e non un tipo-oscar. Rimanda rimanda a un certo punto il libro sparisce. La Mondadori NON lo ristampa in edizione economica, cosa che mi fa sospettare vendite scarse, e la cosa finisce nel dimenticatoio. Poi ZAC! Il destino amichevole mi fa trovare su una bancarella di libri usati il romanzo e l’acquisto è doveroso.

Che dire a questo punto della storia?

Si tratta della educazione politico-sentimentale di Accio Benassi, ragazzo nato nel 1950 (e possibile alter ego di Pennacchi) e di cui ci viene mostrata la vita dal 1962 circa fino alla fine degli ’70 circa. Benassi nasce come fascista dichiarato. Vive dall’interno le dinamiche della Destra Giovanile negli anni ’60, anche se una posizione defilata come quella di Latina, anzi Littoria, come dicono i nostalgici. Molto belle le pagine dedicate ai primi scontri all’università tra Destra e Sinistra. E interessante la tesi per cui inizialmente lo scontro non era tra Destra e Sinistra, ma tra Movimenti Rivoluzionari (destra & sinistra, sia pure in modi diversi) e Ordine Costituito, che riuscirà poi a riportare nell’ovile i movimenti di Destra. E a quel punto sarà Guerra Civile, con l’innalzamento politico e armato degli scontri.

Benassi rivitalizza il MSI di latina, provoca (da solo, quasi) uno sciopero generale degli studenti e fa altro. Poi viene espulso dal MSI, perché manifesta CONTRO gli americani in Viet-Nam. Si ritrova da solo. Si innamora di una milanese e tutte le settimane fa la spola Latina-Milano con l’autostop. Litiga con Pasolini. Litiga con tutti. Diventa extraparlamentare di sinistra. Lavora, perde il lavoro, fa debiti, spende, si incazza con tutto e tutti, non riesce mai a tacere, e si caccia sempre nei guai. Molla la politica perché si disamora di tutto. Molla la politica perché anche l’Unione Maoista a cui aderisce si rivela una “chiesa”, come lo era la Destra ortodossa. Che senso ha lottare per far arricchire altri? E la storia si chiude con una tragedia, lo scontro a fuoco a Milano tra la polizia e un capo terrorista in clandestinità, che Benassi conosce bene. Questa morte lo segnerà. Gli anni ‘70 sono finiti. La spinta rivoluzionaria ha perso. L’unica soluzione è il rifugiarsi nel privato. Nelle piccole cose da fare giorno per giorno. In un finale simbolico (forse troppo didascalico) Benassi ritorna da dove era partito quasi vent’anni prima, alla ricerca di una pace dell’animo. Stavano per iniziare gli anni ’80. Chissà come li avrà attraversati Benassi.

Leggendo Il Fasciocomunista mi è venuto in mete un altro libro che parla , sia pure in modo molto diverso, dello stesso argomento ossia una rilettura degli anni ’60-’70 attraverso gli occhi di un ragazzo che cresce : Saltatempo, di Stefano Benni. Pennacchi è realista, laddove Benni è fantastico, ma il percorso è lo stesso: ripensare a quel periodo, che ha segnato gran parte degli avvenimenti successivi, per cercare di capire PERCHE’ certe cose siano andate in quel mondo. Anche Benni chiude in modo amaro. Anche in Benni il singolo poco può fare per opporsi allo status quo. Resta solo l’agire nel quotidiano, all’interno della propria cerchia ristretta.

Il libro di Pennacchi è molto bello e lo consiglio a tutti. E’ un po’ difficile tra trovare, ma non credo ve ne pentirete.

di ALESSANDRO BOTTERO < a.bottero"ancoraunbellibro"botteroedizioni.it >

ANTONIO PENNACCHI
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